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martedì 15 marzo 2011
martedì 30 novembre 2010
C'è un Fuccons in ognuno di noi.
Pochi li conoscono. O li ami o li odi. Io ovviamente li amo alla follia. Sono diventati la proiezione della mia vita e ogni volta che mi faccio un filmino i protagonisti delle scenette malate della mia testa sono loro. Sono i Fuccons, famiglia americana di manichini che dagli Stati Uniti si trasferisce in Giappone composta dal padre James, la madre Barbara e il figlio Mickey.
Sono il ritratto della più tipica famiglia americana che in un paese straniero tira fuori tutta l'ipocrisia tipica dei sorrisi plastici dietro ai quali si cela anche l'improbabilità della famiglia ad affrontare una cultura diversa dalla loro. Una sit-com a dir poco geniale capace di estraniare anche il più scettico dei telespettatori. La staticità dei manichini è sapientemente resa dinamica da inquadrature top e doppiaggi esasperati. I dialoghi surreali e i personaggi che orbitano attorno alla famiglia Fuccons sono irripetibili quanto standardizzati protagonisti della nostra stessa esistenza.
I Fuccons sono come noi, i Fuccons siamo noi. Come noi, loro vanno in macchina, vanno al mare, hanno parenti, amici, amanti. Trombano, si divertono, mangiano e bevono.
Sono prototipi, archetipi, sono manichini: vestono alla moda, sono sempre messi giu da gara come se stessero in vetrina, cercano la bellezza come se fosse la salvezza. Sorridono sempre, sono i principi della diplomazia, esistono solo loro, e non ammettono rivali. Sono il ritratto implacabile dell' egoismo, ma anche dell' ironia, dell' egocentrismo ma anche del trash. I Fuccons sono la proiezione di un mondo apparentemente dinamico, in realtà statico, fermo e saldo a principi e convinzioni che a volte ha del bestiale, anzi del bestiame.I Fuccons vanno in vacanza anche quando non c'è il sole. I Fuccons si fanno di coca, sono di gesso e sono in barella. I Fuccons si sposano, fanno figli e divorziano. I Fuccons promettono e non mantengono. I Fuccons siamo noi. I Fuccons ti portano fuori a cena e tu come un Fuccons sorridi. Ti amano e l'indomani con il sorriso spariscono. I Fuccons chiamano Chi l'ha visto perchè tutto è bene quel che finisce bene. I Fuccons sono alcolizzati, simpatici e antipatici, bravi, belli e boni. I Fuccons sono italiani, americani, francesi e mongoli. I Fuccons son top. I Fuccons si divertono, festeggiano e si vogliono bene. Regalate un Fuccons a Natale, di quelli buoni però, non gli stronzi.
domenica 7 novembre 2010
I Japan lo fanno Live
Io, Simona e Margherita, trio all'erta e pieno di brio, seguiam la scia se un meganoide ci spia e il mechpatrol che ci porta, nell' occhio all'avventura, verso l'ignoto corre e va...e noi verso l'ignoto ci andiamo sempre e volentieri. A sto giro l'ignoto è Japan Anime Live, l'evento di cultura pop giapponese che per la prima volta sconfina dal Giappone e varca incomprensibilmente la soglia della patria di sceneggiati e fiction portando in scena "Il più grande show di Manga e Anime Giapponesi di tutti i tempi".
Un mix di episodi di Naruto, Brotherhood, Bleach, One Piece e Gundam proiettati su schermo gigantesco, recitati con combattimenti e azione dal vivo, effetti scenici e musica live versione karaoke di massa.
Il tutto ha inizio con una sfilata di improbabili quanto geniali costumi creati da appassionati italiani del genere.
Lo spettacolo prosegue con il passatempo preferito dai giapponesi: il karaoke. In lingua originale. Sono riuscito a stare appresso al cantante che faceva lo show -in tutti i sensi- tre minuti tre. Il prosecco offerto dalla prestigiosa azienda che ci ha ospitato ha purtroppo distolto la mia attenzione e il livello di concentrazione nei confronti di Brotherhood è scemato nel giro di poco.
Tra le mazzate live di Edward che sul palco sconfigge l'esercito degli homunculus e quelle di Ichigo Kurosaki che stermina gli hollow, lo spettacolo prosegue in una alternanza di doppiaggi live di inediti episodi e momenti di dance techno. Una techno tanto tamarra da portarmi a sostituire il prosecco con del gin tonic (cfr affermazione di uno spettatore (da ora in poi "l'improbabile") "neanche in germania sono così tamarri")
Ma la mia morbosa attrazione verso l'asiatico mi riporta sull'attenti. E mentre Simona e Margherita se la raccontano con "l'improbabile" io torno a bocca spalancata e occhi puntati sul palco mentre va in scena One Piece, in italia conosciuto come All'arrembaggio.
Il coinvolgimento degli spettatori è totale. I pupazzi appaiono magicamente in mezzo a un pubblico neanche troppo in delirio.
Il tempo di un altro gin tonic, di scoprire che i bambini vicino a noi si erano addormentati e che un 15enne al forum non aspetta altri che Katy Perry e via...verso l'universo cinese però, quello culinario.
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